Covid-19: malattia sì o malattia no

Altalex
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Ormai da mesi si è aperto il dibattito sulla qualificazione o meno della “malattia” nei confronti dei lavoratori sottoposti a periodi obbligatori di sorveglianza sanitaria. È di qualche giorno fa il chiarimento Inps con il messaggio 9 ottobre 2020, n. 3653 (testo in calce) in cui si definisce quando e come spetta la tutela previdenziale.

Innanzi tutto dobbiamo operare uno spartiacque facendo un piccolo passo indietro circa la qualificazione di Infortunio da Covid o Malattia da Covid. Siamo nel primo caso quando si sia accertato che il lavoratore abbia contratto il Virus sul posto di lavoro, dimostrazione a mio avviso molto complessa in quanto il lavoratore andando anche solo a fare la spesa (fuori dall’orario di lavoro) potrebbe contrarre la malattia. Pertanto nel secondo caso ricadono la molteplicità dei casi.

Ma perché l’INPS con questo recente messaggio è intervenuta a chiarire quando spetta o non spetta la tutela?

Il messaggio opera un’ulteriore scissione, innanzitutto restano fuori dal novero tutte quelle attività in cui l’applicazione dello smart working risulta incompatibile, è chiaro che per i dipendenti di queste aziende l’impossibilità alla prestazione sussiste sempre.

Il chiarimento INPS è volto invece ad analizzare quelle situazioni in cui i dipendenti fragili possono lavorare da casa pur essendo in quarantena e la sussistenza o meno dell’autorità sanitaria italiana.

In quali situazioni si indentificano questi casi?

Quarantena e sorveglianza precauzionale per i soggetti fragili

È l’ipotesi del lavoratore fragile ossia quello in possesso del riconoscimento di disabilità grave ai sensi dell’art. 3, c. 3 Legge n. 104/1992 che sottoposto in quarantena, riesca comunque a svolgere la mansione da casa, in accordo con il datore di lavoro; differentemente laddove la malattia conclamata determini un’incapacità al lavoro, il dipendente avrà diritto alla prestazione previdenziale INPS.

Quarantena per ordinanza amministrativa

Il messaggio affronta anche il caso della quarantena disposta per ordinanza amministrativa ossia il divieto di allontanamento dal proprio territorio con l’obiettivo di contenimento della diffusione dell’epidemia e la conseguente impossibilità di raggiungere il luogo di lavoro. Si richiama l’art. 19 del D.L. n. 104/2020. In tutti questi casi non essendoci un provvedimento dell’operatore di sanità pubblica, la tutela della Malattia INPS non trova sussistenza.

Quarantena all’estero

La quarantena all’estero di assicurati in Italia recatisi all’estero risulta tutelata solo se è stato emesso un provvedimento dalle preposte autorità sanitarie Italiane.

Lavoratori in cassa integrazione

Nel caso in cui il lavoratore sia destinatario di un trattamento di cassa integrazione guadagni ordinaria (CIGO), straordinaria (CIGS), in deroga (CIGD) o di assegno ordinario garantito dai fondi di solidarietà, determinando di per sé la sospensione degli obblighi contrattuali con l’azienda, viene meno la possibilità di poter richiedere la specifica tutela prevista in caso di evento di malattia. Entra infatti in gioco il principio della prevalenza del trattamento di integrazione salariale sull’indennità di malattia (articolo 3, comma 7, del D.Lgs 14 settembre 2015, n. 148).

L’Inps aveva già ribadito (messaggio 30 aprile 2020, n. 1822) le indicazioni operative per la gestione della concomitanza tra la prestazione dell’indennità di malattia e i citati trattamenti di integrazione salariale e chiarisce con il messaggio n. 3653/2020 che “le medesime indicazioni sopra esposte debbano essere applicate anche per la regolamentazione dei rapporti tra i trattamenti di integrazione salariale e le prestazioni della quarantena o della sorveglianza precauzionale per soggetti fragili, essendo le diverse tutele incompatibili tra loro”.

INPS, MESSAGGIO N. 3653/2020 >> SCARICA IL TESTO PDF

Fonte: Altalex.com

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